Ancora sulla responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 cod. civ.

 

Ancora sulla responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 cod. civ. e sui poteri del Giudice in ordine alla valutazione della Consulenza Tecnica d’Ufficio.

Si ritiene che possano essere di interesse per il lettore le motivazioni e considerazioni svolte in una sentenza del Tribunale di Genova neppure troppo lontana nel tempo, che ha preso in esame una fattispecie di responsabilità per cose in custodia, situazione spesso e volentieri ricorrente in materia di Condominio negli edifici e, in tale ambito, della valenza e della rilevanza da attribuire alle valutazioni, di carattere tecnico – giuridico, svolte nella Consulenza Tecnica d’Ufficio e su quali debbano essere i criteri valutativi ed argomentativi da parte del giudice investito della controversia al riguardo.

Si tratta della sentenza del Tribunale di Genova del 30 luglio 2015(Giudice Unico Scarzella) che prende ancora in esame una tipologia di responsabilità, quale quella derivante da cose in custodia, che dà sovente luogo a controversie in ambito di Condominio negli edifici, in quanto molto spesso richieste risarcitorie nei confronti dell’ente condominiale vengono intraprese con riferimento ed in relazione a tale tipo di responsabilità, essendo il Condominio “custode” delle cose, dei manufatti e delle parti comuni dell’edificio; si deve dire che il giudicante, sulla linea della prevalente dottrina e giurisprudenza, anche risalente nel tempo, ha ritenuto inquadrabile la responsabilità da cosa in custodia nell’ambito della cd. “responsabilità oggettiva” , in base alla previsione dell’art. 2051 cod. civ. (si veda: Cass. 15 gennaio 2003, n. 472; Cass. 20 luglio 2002, n. 10641; e, più risalente nel tempo, Cass. 16 novembre 1999, n. 12694).

Su tali presupposti, pertanto, il giudicante ha argomentato che chi tenuto alla custodia, per essere esentato da responsabilità, deve provare l’esistenza del caso fortuito, che interrompe e/o viene, per così dire, a “spezzare” il rapporto di causalità sussistente tra cosa in custodia ed evento di danno.

Sul piano squisitamente processuale, allora, sarà onere di parte attrice semplicemente fornire la prova, come si esprime il giudicante, “del nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento lesivo”, il che, aggiungiamo noi per completezza, non si identifica tout court con la mera “consecutio temporum” intercorrente tra uso o rapporto o situazione di contiguità con la cosa e l’evento di danno; inoltre l’attore dovrà dimostrare l’esistenza “di un rapporto di custodia” in relazione alla cosa stessa.

A carico del convenuto è, per converso. posto l’onere di provare l’esistenza del “caso fortuito” che viene a concretarsi in “un fattore estraneo che, per il carattere dell’imprevedibilità ed dell’eccezionalità, sia idoneo ad interrompere il nesso di causalità”.

In materia di responsabilità da cose in custodia, sulla base dei principi regolatori della materia, si può evincere, quale corollario, che il giudice, nella sua veste e qualità di “peritus peritorum”, può disattendere, salvo l’adeguata motivazione, le considerazioni, le conclusioni e le argomentazioni tecniche contenute e svolte nella relazione peritale del/dal consulente tecnico d’ufficio, “sia quando le motivazioni (recte, le argomentazioni) stesse siano intimamente contraddittorie, sia quando il giudice sostituisce ad esse altre argomentazioni”

Avv. Roberto Negro

Coordinatore Centro Studi APPC Genova

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *