Diritto alla “provvigione” del mediatore immobiliare

 

Ancora sul diritto alla “provvigione” del mediatore immobiliare. Orientamenti e precisazioni del Tribunale Civile di Genova.

Il Tribunale di Genova, con sentenza del 4 marzo 2016 (Sez. III Civ., Giudice Unico, Dott. G. Cannata), ha nuovamente (e di recente) preso in considerazione ed esaminate le problematiche relative al diritto alla “provvigione” da parte del mediatore immobiliare; in particolare, al di là della fattispecie concreta, che qui ed in questa sede poco rileva, occorre individuare i principi in tale materia, utilizzati dal giudice ai fini della decisione, quasi una sorta di costanti interpretative applicabili per valutare in base a quali elementi venga a sorgere (o meno) il diritto al compenso dello stesso mediatore (la cd. “provvigione”) e quali ne siano le condizioni ed i presupposti. A tal fine e quali condizioni necessarie e sufficienti, il giudice nel provvedimento qui esaminato, affinché venga a sorgere il diritto alla “provvigione”, ritiene debba sussistere quanto infra:

in primo luogo, sotto un profilo, per così dire, “codicistico”, occorre verificare se l’opera del mediatore abbia avuto o meno efficacia causale nell’affare concluso;

invero, ad avviso del giudicante, per la mediazione prevista come “tipica” dal codice civile, non è neppure necessario appurare l’esistenza di un incarico e neppure è necessario provare “l’incontro della volontà dei soggetti interessati allo affare, visto che l’attività e il diritto consequenziale alla mediazione, e cioè la provvigione, derivano “dall’utile messa in contatto delle parti” come previsto dalla Corte Cass. in sentenza n. 7253/2002;

in definitiva occorre valutare se l’affare concluso possa essere riconducibile “causalmente” alla attività svolta dal mediatore;

pertanto, come ritenuto dalla giurisprudenza prevalente, il diritto del mediatore al compenso non è determinato da un suo intervento in tutte le fasi delle trattative fino al definitivo accordo, essendo a tal fine sufficiente che”la conclusione dell’affare possa ricollegarsi all’attività da lui svolta per l’avvicinamento dei contraenti”.

Concludeva, pertanto, il giudice, sulla scorta dei principi evidenziati in materia dalla giurisprudenza di legittimità (Corte Cass. n. 5952/2005 e Corte Cass. n. 28231/2005), che “se ai sensi dell’art. 1754 c. c. “ il mediatore è il soggetto “che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare”, non ha rilevanza al fine del diritto alla “provvigione”, il fatto che il mediatore abbia partecipato “attivamente anche alle successive trattative”, con la conseguenza ermeneutica, in relazione alla norma, che “anche la semplice attività consistente nel reperimento e nella indicazione dell’affare legittima il diritto alla provvigione” a favore del mediatore.

Si segnala la sentenza di cui sopra per la esaustiva motivazione che indica poi, in sostanza, i principi seguiti in materia dal Tribunale di Genova, quasi come una sorta di ius receptum, e per la accuratezza logico – giuridica della argomentazione e da ultimo (last but not least) per la chiarezza e semplicità espositiva, caratteristica, quest’ultima, che in molti provvedimenti giudiziali, fa spesso difetto.

Avv. Roberto Negro

Coordinatore Centro Studi APPC Genova

 

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