La Tassa unica sulla casa, l’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri

In modo inaspettato nel dibattito infuocato che avviluppa la manovra di bilancio è spuntato un emendamento a firma dell’onorevole Alberto Gusmeroli intitolato “Nuova IMU” che unifica in un’imposta sola le attuali IMU e TASI.

Il lodevole intento del promotore è quello di semplificare l’incomprensibile ed inesplicabile caos normativo che ha accompagnato sin dall’inizio l’IMU e la TASI costringendo il contribuente proprietario a destreggiarsi tra rebus fiscali a volte irrisolvibili e a fronteggiare duecentomila aliquote (si, avete capito bene 200mila) che simboleggiano plasticamente la demenzialità di un sistema che sembra sia stato costruito con il solo intento di affliggere il cittadino.

Tutto bene quindi?

Be, mica tanto visto che secondo l’emendamento l’aliquota della nuova imposta potrebbe salire fino all’ 11,4 per mille con il rischio di un aumento generalizzato della pressione fiscale.

Quindi i proprietari pagherebbero la (possibile) semplificazione con l’aumento della tassa sul mattone. E visto che sino ad oggi al di là delle parole (tantissime, come le aliquote) spese dai politici a favore di una semplificazione mai attuata, al parlamento riesce sempre benissimo l’esercizio di accrescere l’imposizione fiscale i brividi corrono lungo la schiena.

Essendo ancora la discussione all’inizio e la manovra un cantiere aperto è auspicabile che questo punto venga corretto nel modo più opportuno.

Anche perché tutti dovrebbero essere ben consci che un aumento delle tasse sulla casa porterebbe a fare sprofondare ancora di più il comparto dell’edilizia che continua ad avvitarsi in una crisi senza fine.

E, come è universalmente noto, senza la ripresa dell’edilizia non avremo mai una vera ripresa economica.

Avv. Mario Fiamigi

Vice Presidente Nazionale APPC

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