L’insostenibile leggerezza del certificato di stabilità

A nessuno, in realtà, è dato sapere se la natura sia davvero matrigna, come sosteneva il grande Leopardi, ovvero, pur nella sua indubbia crudeltà, nasconda invece, riposto nelle più profonde sue viscere, un’impronta di quella giustizia, di cui, ahimè, nella vita raramente si trova traccia.
Perché lascia l’amaro in bocca pensare che non solo la vita non è uguale per tutti, ma per alcuni – pochi a dire il vero – sembra la realizzazione di una fiaba, e per molti altri – i più a dir la verità – somiglia spesso all’incarnazione di un incubo.

Però, se penso all’Italia, mi sembra davvero di trovare una felice e fortunata eccezione a questa spietata regola: pensateci bene viviamo in un paese naturalisticamente meraviglioso, climaticamente eccezionale, storicamente certamente il più importante della civiltà occidentale (pensate solo a Roma o al Rinascimento), siamo patria di veri e propri geni assoluti come Michelangelo e Leonardo, e abbiamo la cucina più varia e raffinata al mondo, e per di più, almeno a detta di moltissimi stranieri, siamo pure simpatici.

Francamente lo squilibrio derivante da qualsiasi tipo di paragone con altri paesi è talmente marcato ed evidente da sembrare quasi imbarazzante.
No, per dire, prendiamo un paese florido e ricco come la Svizzera: noi abbiamo inventato il Rinascimento, loro l’orologio a cucù, noi abbiamo tra i nostri avi Giulio Cesare, Augusto, Costantino, il loro eroe nazionale era un paranoico che tirava con la balestra a una mela sulla testa di un bambino, che era pure suo figlio, noi abbiamo creato un impero che copriva l’intero mondo allora conosciuto e loro hanno creato i quattro cantoni… imparagonabili…

In effetti lo squilibrio tra il nostro paese e il resto del mondo è davvero così smisurato che la legge del Karma imponeva improrogabili contromisure per bilanciare uno scompenso così marcato che rischiava di stravolgere l’equilibrio universale.
Fu così che Dio, o chi per lui, non poté fare altro che dotarci di una classe dirigente così perfida , ma così perfida da rovinarci gran parte della vita la quale, altrimenti, per noi si sarebbe svolta in modo intollerabilmente migliore rispetto a tutti gli altri popoli: ovviamente la malvagità della nostra classe dirigente doveva essere di un livello davvero molto ma molto alto, se si voleva bilanciare almeno in parte le nostre enormi fortune.

Nacque e crebbe così la nostra classe politica con la missione, non si sa se cosciente o incosciente, di rovinarci la vita… per ristabilire l’equilibrio compromesso, e, che dire, non si può certo negare che ci siano riusciti benissimo.

Negli ultimi tempi, però, si è probabilmente pensato che le nostre vite non fossero abbastanza rovinate per compensare la nostra enorme fortuna, cosicché la nostra classe politica ha meritevolmente raddoppiato gli sforzi.
La forza della crudeltà , di per sé forse sarebbe piuttosto relativa, ma dalla sua ha i numeri: se anche un virtuoso vale 100 meschini, la virtù di pochi è destinata a soccombere di fronte alla forza di miliardi di disonesti: è una legge di natura, piaccia o non piaccia ha avuto sempre i numeri dalla sua parte.
Uno dei migliori esempi del triste fenomeno, lo possiamo vedere nel cosiddetto “certificato di stabilità” di cui milioni di proprietari di immobili dovranno prossimamente dotarsi.

Arriva un tragico terremoto per cui in alcuni paesi le case sono crollate ?
Noi abbiamo l’arma segreta per contrastare il fenomeno: dotiamo tutti i milioni di edifici esistenti in Italia di certificato di stabilità: centinaia di migliaia di tecnici sono pronti a certificare che la nostra casa è stabile (almeno sino a che non arriva il terremoto) dietro compensi che, come tutti i “compensi” di noi sudditi, vanno, in media al 70% allo Stato. così i tecnici sopravvivono, lo Stato ci guadagna alla grande, e i sudditi pagano: chissà perché questo schema mi sembra di ricordare di averlo già visto…

Qualcuno aveva anche proposto si emanasse una legge che vietasse all’edificio di crollare, ma poi l’idea non ha avuto più seguito nel momento in cui si è cominciato a discutere su quali sanzioni infliggere al terremoto o all’edificio che avesse violato la disposizione, ma soprattutto nel momento in cui ci si accorse che l’imposizione di una norma che vieta i crolli ha la stessa efficacia che l’imporre un certificato di stabilità, ma la prima soluzione è molto meno remunerativa per lo Stato dell’imposizione del divieto di crollo.

E quindi tutti quanti, tempo qualche mese o qualche anno avremo questo ulteriore obbligo, che in realtà non è affatto una misura (ragionevole) di sicurezza, ma in realtà costituisce l’ennesimo e improprio tributo che lo stato fa gravare nei confronti di noi poveri sudditi: del resto si sa bene che la via delle imposte, è lastricata di buone intenzioni, esattamente come la via dell’inferno nella quale stiamo velocemente marciando con passo lungo e ben disteso.
Disma Vittorio Cerruti
Direttivo APPC Genova

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