Patologia nello svolgimento e nell’esecuzione del contratto locatizio

 

Patologia nello svolgimento e nell’esecuzione del contratto locatizio. Un pronunciamento del Tribunale di Genova.

La sentenza 11 dicembre 2014 del Tribunale di Genova, sez. III civ., Giudice Unico Gabriel, merita qui una segnalazione in quanto, peraltro in una fattispecie specifica ed abbastanza atipica, nell’ambito di un contratto locatizio, ed in relazione al suo svolgimento ed alla sua cessazione, ha enunciato il principio per cui quando in un contratto di locazione si preveda la forma scritta per l’assenso (recte: autorizzazione) del locatore, a riparazioni, migliorie ed addizioni, nell’immobile locato da parte del conduttore, sia, per converso, necessaria anche la forma scritta per l’assenso (recte: autorizzazione), sempre del locatore al conduttore, per l’asporto di cose o beni così come dal conduttore, in precedenza, posti in essere, previo l’assenso del locatore stesso; in difetto di assenso scritto in tal senso, il conduttore è tenuto al risarcimento del danno.

Il giudice adito ha ritenuto essere irrilevante la asserita, come eccepito dal conduttore, e previa, autorizzazione verbale del locatore all’asporto, in quanto il permesso all’esecuzione di asporti ed alla esecuzione di lavori, doveva basarsi su richiesta scritta e, a tutta evidenza, su permesso e/o autorizzazione scritti.

La quantificazione del danno derivante dall’asportazione dei beni dall’immobile locato, al momento del rilascio, doveva, secondo il giudicante, essere “operata in via equitativa e individuata in base delle caratteristiche dei beni come descritti dal locatore nei propri atti e non contestati dal conduttore”.

Si tratterebbe, allora, di una ipotesi di applicazione di norme di “bilanciamento equitativo” nella esegesi di un testo contrattuale, nonché di un applicazione del principio per cui la forma che le parti hanno voluto dare alle clausole contrattuali, deve valere ed essere usata anche per le corrispondenti situazioni che vengano ad emergere durante lo svolgimento del contratto; per quanto riguarda l’aspetto risarcitorio, il giudice si è servito di principi di “equità contrattuale” e, processualmente, ha dato applicazione alla normativa che prevede l’operatività del principio di “non contestazione”.

Il dato normativo su cui si è, evidentemente, basato il giudice è da individuarsi nel combinato disposto di cui agli artt.1590 e ss. cod. civ.

Avv. Roberto Negro

Coordinatore Centro Studi APPC Genova

 

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