Problematiche in materia di accertamento catastale

 

Orientamenti della Commissione Tributaria Provinciale di Genova e della Commissione Tributaria Regionale di Genova, su problematiche in materia di accertamento catastale.

Si ritiene di fare cosa gradita, e si spera di qualche utilità per i lettori, segnalare alcune pronunce della Commissione Tributaria Provinciale di Genova, nonché una pronuncia della Commissione Tributaria Regionale di Genova (quest’ultima resa, peraltro, in una fattispecie specifica), e tutte in materia di “accertamento catastale”: il pronunciamento 16 dicembre 2013, n, 190 (Commissione Tributaria Provinciale di Genova, sez. XIII, Pres. Torti; Rel. Podestà),

Più risalente nel tempo, e quello 20 ottobre 2015, n. 2147 (Commissione Tributaria Provinciale di Genova, sez. XIV, Pres. Balba; Rel. Vinciguerra), più recente, indicano i principi cui deve attenersi l’Ufficio in ambito di atti accertatori, estimativi e di rettifica, statuendo in sede di prima decisione, che, in ambito di valutazione estimativa, l’Ufficio debba fornire al contribuente tutti gli elementi posti alla base della valutazione, per porre lo stesso in grado di conoscere le motivazioni dell’atto, nonché la necessità di avvertimento alla parte dello intendimento di effettuare il sopralluogo; nella seconda decisione si è fatto riferimento alla necessità dello esperimento di preventivo contraddittorio con il contribuente, anche nella “fase precontenziosa o endoprocedimentale”, sotto pena, in difetto, della illegittimità dell’atto di accertamento: veniva citata la sentenza della Corte di Cassazione, Sez. Unite, n. 19667/2014, nonché la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, sulla necessità del rispetto del principio al diritto al contraddittorio “in qualsiasi procedimento”. Si tratta, a tutta evidenza, di statuizioni che indicano quali linee guida, ai fini della legittimità dell’atto, il rispetto dei diritti a difesa ed in particolare l’esigenza della sussistenza del fondamentale principio della “integrità ed integralità” del contraddittorio, il tutto in una prospettiva, a carattere garantista, dei “diritti del contribuente”, proprio nella fase più “delicata e fondante” della formazione dell’atto, e cioè nella fase pre o endoprocedimentale.

Sempre la Commissione Tributaria Provinciale di Genova, sez. XIV, nel provvedimento del 14 ottobre 2015, n.2066 (Pres. Delucchi; Rel. Scanu) ha ritenuta non giustificata la rettifica di classamento operata dall’Ufficio, da categoria catastale A/2 a categoria A/1, quando un immobile, pur ubicato in uno stabile in zona di pregio e con facciata in stile “liberty”, fosse posto al secondo e ultimo piano, ma sprovvisto di ascensore, di cortili e di terrazzi agibili, ed anche privo di cantine e di garage pertinenziali.

La pronuncia della Commissione Tributaria Regionale di Genova, sez. I, del 26 giugno 2015, n. 753 (Pres. Haupt; Rel. Assandri), infine, ha preso in esame una fattispecie particolare, e stabilendo che dall’art. 36 del T. U. sulle imposte sui redditi non può dedursi il principio per cui ai luoghi adibiti all’esercizio di culto non possa essere attribuita alcuna rendita catastale: al contrario, “la revisione delle rendite catastali anche per gli immobili a destinazione particolare,tra le quali rientrano quelli destinati all’esercizio del culto, è espressamente prevista dall’art. 7 del D. P. R. 23 marzo 1998, n. 138”.

(Le massime relative ai provvedimenti di cui sopra sono rintracciabili sulla Rivista N. G. L., n. 3/2015, Anno XVII).

Avv. Roberto Negro

Coordinatore Centro Studi APPC Genova

 

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