Un manager per Genova

Il disastro di AMIU la cui conclusione politica è incerta ma che porta l’assoluta certezza di un aumento della TARI e che quindi sarà pagato come sempre dai cittadini genovesi, inquilini,proprietari,operatori commerciali,artigiani che già da anni sono tartassati da tariffe tra le più care d’Italia, è l’ennesima riprova del fallimento di una classe dirigente incapace, al di là delle divisioni ideologiche, che comunque andrebbero rinchiuse in soffitta tra le anticaglie o smaltite, se funzionasse la raccolta differenziata, tra i rifiuti tossici, di programmare, di gestire aziende, di coordinare il lavoro, di controllare e di dirigere una macchina organizzativa complessa e articolata come quella dei grandi comuni.

Di fare cioè il lavoro dei manager, di quelle persone che in una azienda hanno la responsabilità del perseguimento di determinati obiettivi assumendo decisioni sull’impiego delle risorse economiche e umane disponibili.

Perchè l’azienda comune, con tutta la galassia di società partecipate ed enti controllati, deve essere condotta come una società che risponde ai propri azionisti, tutti noi cittadini e opera nel loro esclusivo interesse e non a quello di gruppi di potere partitico che provocano disastri economici ( e non solo perchè la vergognosa gestione dei rifiuti a Genova ha causato e sta causando rilevantissimi danni ecologici e ambientali) che poi vengono riversati sui porafogli degli ignari contribuenti.
Un grande salto verso l’efficientamento della macchina comunale potrebbe avvenire con l’adozione del city manager, una figura presente nella maggioranza delle grandi città americane, persona assunta in considerazione delle sue provate capacità manageriali che sovrintende all’amministrazione municipale e cura l’attuazione delle politiche decise dal consiglio.
In Italia è prevista dalla legge, anche se solo come organo facoltativo per i Comuni con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti la figura del direttore generale che può essere nominato dal sindaco , previa deliberazione della giunta, e provvede ad attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dagli organi di governo dell’ente secondo le direttive impartite dal sindaco e perseguendo livelli ottimali di efficacia ed efficienza.

Rimarebbero quindi intatte le prerogative politiche dei rappresentatnti eletti democraticamente dal popolo che “delegherebbero” l’attuazione dei programmi e la gestione dell’ente a chi ha le competenze specifiche per svolgere quel ruolo.
Ma non possiamo illuderci che le forze politiche cittadine sentano “spontaneamente” il bisogno di ricorrere a una figura che non risponda a logiche di appartenenza partitica e che sia presa in considerazione esclusivamente per le qualità manageriali.

Solo con una forte pressione dell’opinione pubblica si potrà ottenere qualche risultato, ricordiamoci che esprimere rabbia e disgusto verso la politica non produce alcun beneficio se non si accompagna a proposte concrete e positive in grado di portare a un vero “cambiamento”.

E il city manager potrebbe essere una vera rivoluzione che non ha bisogno di investimenti di denaro o di nuove leggi.

Occorre però che i cittadini abbiano la forza di mobilitarsi per costringere le forze politiche a svolgere il loro compito istituzionale: agire per il bene della comunità.

Mario Fiamigi
Segretario Appc Genova

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