Una città migliore, idee e progetti al convegno Appc a Genova

Una città migliore, idee e progetti al convegno Appc a Genova

«Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica Signora del Mare: Genova». È questa frase di Francesco Petrarca che ha ispirato il convegno svoltosi oggi a Genova, organizzato dall’Appc dal titolo Abitare a Genova: verso un nuovo siglo de oro?

Mario Fiamigi, segretario generale Appc, ha ricordato che «Abitare nella sua radice etimologica significa avere consuetudine in un luogo, frequentarlo, viverlo e quindi assimilarlo nella sua essenza che diventa elemento fondante dello spirito umano, dell’uomo in quanto civis, cittadino consapevole facente parte della comunità che i greci chiamavano polis e che oggi definiamo società civile. L’abitare designa l’essere specifico dell’uomo, scrive Heidegger, è un elemento imprescindibile della nostra essenza. Oggi rappresentiamo Genova come protagonista dell’abitare, in tutte le sue declinazioni. Forse pecchiamo di ottimismo, immersi nei devastanti racconti della cronaca, che ci parla di guerre, pandemie, crisi. Ma crisi è una parola greca che significa scelta, decisione. E Genova può continuare a dimostrare, come è stato con la sciagura del Ponte Morandi, che con le scelte e le decisioni le crisi si superano e diventano opportunità».

Dopo i saluti di Marco Scaiola, assessore municipale all’urbanistica, e del sindaco Marco Bucci, il vice presidente di Appc Patrizia Trabucco ha ricordato la storia dell’Associazione e i suoi nuovi indirizzi.
La presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e l’on. Manuela Gagliardi, segretaria della commissione Ambiente della Camera hanno inviato messaggi di adesione e incoraggiamento.

Il convegno è poi entrato nel vivo con l’introduzione del presidente di Appc Genova, Marco Evangelisti e la relazione del presidente nazionale Appc, Vincenzo Vecchio, che è partita dall’esperienza delle “case Fanfani” come esempio virtuoso di 400mila alloggi a famiglie meno abbienti senza costi per l’erario e con una spesa ampiamente sopportabile e diluita da chi le acquisiva .

A seguire, la professoressa Giovanna Franco, docente di tecnologia dell’architettura all’Università di Genova ha illustrato le caratteristiche architettoniche e le difficoltà di riqualificazione di quegli immobili: «”Monumenti sommersi: architettura e costruzione dell’Ina Casa” è il suggestivo titolo di uno scritto del prof. Sergio Poretti dedicato a una stagione straordinaria della ricostruzione post-bellica a metà tra “realismo essenziale” e sperimentazione architettonica, spaziale» ha spiegato Giovanna Franco, che ha ripercorso gli epigoni di quella stagione, con particolare approfondimento alle più significative costruzioni genovesi, opere di grandi maestri, per metterne in evidenza particolarità, valori, criticità in termini di durata e di riqualificazione».

Michele Parodi (Ance Genova) ha illustrato la nozione di rigenerazione urbana, e sulle accezioni svariate in cui le norme la declinano, sugli strumenti normativi che hanno consentito in Liguria e a Genova di avviare interventi di rigenerazione urbana e ha dato alcuni cenni su interventi di rigenerazione urbana in corso di esecuzione e programmati a Genova. 

Mario Del Guasta ha portato la sua 53ennale esperienza di agente immobiliare spiegandone la complessa evoluzione.

Gabriele Caracciolo, della direzione commerciale di Unoenergy, ha centrato il suo intervento sulle nuove possibilità di sfruttare la meglio le fonti primarie: energia e acqua, illustrando le potenzialità delle comunità energetiche e i pericoli legati alla mancanza di controlli negli impianti idrici .

Nel pomeriggio si sono susseguiti gli interventi del professor Mauro Palumbo docente emerito all’Università di Genova, che ha saputo legare i diversi fattori di crisi (dalla perdita delle industrie al calo demografico) alle difficoltà del settore immobiliare e alle possibili soluzioni, anche sociali, della complessa situazione di Genova , e di Salvatore Muscatello (del Centro studi nazionale Appc), che ha spiegato come funzionerà la riforma del catasto e perché potrebbe essere un’opportunità per sanare antiche ingiustizie.

Il convegno si è concluso con una tavola rotonda sulle esperienze nell’Italia dei Comuni: perché le città possono essere la base del nuovo rinascimento. Con una particolare attenzione al tema delle università nelle città (soprattutto Cassino e Pavia) e ai diversi effetti sotto il profilo delle locazioni e dello sviluppo immobiliare, con la partecipazione dei dirigenti Appc locali: Davide NataleMichele MeloneArnaldo Cogni (il suo intervento sul recupero delle periferie degradate a Milano si vede , Mariano Da Prati (a Pavia i contratti concordati hanno agevolato le locazioni più nella periferia che nel centro storico) e Vincenzo Peritore, che con l’esperienza di Verona ha dimostrato cosa può accadere insistendo troppo sugli affitti turistici: «Partendo dalla citazione di alcuni dati significativi sul turismo estratti da 2 studi della Camera di Commercio locale (pre e post pandemia), allegati, segnalerei che nell’anno precedente la pandemia gli appartamenti nel centro storico offerti sulle varie Olta (On Line Travel Agency), in pratica i siti web specializzati per gli affitti turistici, avevano raggiunto il numero di 6.000. Il Comune di Verona aveva intuito in tempo che la destinazione del turismo era il centro città ed aveva quindi cercato una tutela del residente, non ammettendo altri insediamenti alberghieri e neppure ampliamenti degli stessi. La situazione ha “tenuto” sino all’esplosione del fenomeno delle Locazioni Turistiche, che, di fatto senza regolamentazione, hanno in buona sostanza messo a dura prova i residenti con i numeri sopra evidenziati. Peraltro la limitazione all’insediamento dell’alberghiero è compromessa anche dall’utilizzo dello strumento derogatorio dello Sblocca Italia, che è stato utilizzato per ameno 4 futuri insediamenti alberghieri nel corso delle ultime sedute del Consiglio Comunale. In buona sostanza il centro storico di Verona si è trasformato in un agglomerato di strutture ricettive; sono spariti tutti i negozi di prossimità e le botteghe storiche, sostituiti da esercizi commerciali, negozi e ristorazione con servizi destinati esclusivamente al turismo. Questo comporta anche aspetti positivi sull’indotto e l’offerta di lavoro, il centro è godibile in qualsiasi ora del giorno e della notte, però ha irrimediabilmente perso la sua vocazione residenziale con una migrazione dei residenti (soprattutto anziani) verso altri quartieri (la città complessivamente è comunque in incremento demografico, divenendo recentemente la più popolosa del Veneto)». Rocco Mastrangelo ha realizzato un intervento focalizzato sulla necessità di estendere l’esperienza degli accordi territoriali a cui collegare la cedolare secca e sconti irpef e Imu, al settore commerciale: «Ciò favorirebbe la rivitalizzazione dei centri storici e delle periferie rendendo appetibile la locazione» e ha spiegato come in realtà, in virtù del Dlgs 47/2014, tutto il territorio italiano sia possibile formare accordi territoriali per i contratti di locazione concordati.

Le conclusioni sono state affidate a Giulio Franzini Coordinatore Centro Studi Nazionale Appc.

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