La crisi è sempre (più) nera

Fa specie che nel dibattito politico italiano che spazia da TAV a TAP e a quasi tutto lo scibile umano, sia drammaticamente assente ogni ragionamento sulla casa.
Eppure si tratta di un argomento che, riguardando indistintamente tutti i cittadini italiani, meriterebbe una certa attenzione. Si dovrebbe sapere che l’edilizia è il volano della ripresa economica e che la casa è sempre stata, dal dopoguerra, l’investimento principale delle famiglie italiane.
Purtroppo i dati pubblicati da Eurostat confermano che la crisi iniziata nel 2008 continua senza che si intravvedano segnali di cambiamento.
 L’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea in cui i prezzi delle case calano: tra il primo trimestre del 2018 e il primo trimestre del 2019 sono scesi dello 0,8%.
 La diminuzione media dei valori prosegue dal 2012 e da allora il calo complessivo è stato del 7%. Secondo la Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari siamo tornati ai livelli del 1997.
Si tratta di prezzi medi nazionali, che in parte mascherano la vera situazione esistente sul territorio. Infatti a Milano abbiamo avuto un incremento del 3% e a Torino dello 0,5%.
 Questo significa che nelle metropoli del nord-ovest (con l’esclusione di Genova dove, in alcune zone, la crisi si è manifestata addirittura in epoca precedente a quella nazionale), una certa vivacità economica influenza la dinamica domanda offerta in modo del tutto simile al trend europeo.
Ma significa anche che nella maggior parte del territorio nazionale la stagnazione economica e la crisi del mattone producono effetti devastanti che coinvolgono drammaticamente migliaia di famiglie.
 In questo quadro il silenzio della politica risuona in modo assordante.
Avv. Mario Fiamigi
Vice Presidente Nazionale APPC

 

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