Animali in condominio

Nel primo numero del 2019, della Rivista Nuova Giurisprudenza Ligure, è apparso un interessante articolo di A. Fontana sulle problematiche relative agli animali in Condominio, post riforma, dell’art. 1138 c.c., che all’ultimo comma ora recita :”Le norme del Regolamento, non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”.
L’autore svolge una ampia e dettagliata disamina dottrinale e giurisprudenziale sul problema della detenzione di animali nel Condominio, e, in particolare valutando funditus la situazione venutasi a creare dopo l’entrata in vigore della Legge 220/12; con una ulteriore analisi l’autore compie una valutazione sulla giurisprudenza anteriore alla riforma, sugli interventi della Corte di Cassazione, sull’atteggiamento della dottrina, che  l’autore ritiene di tipo conservatore e sulle posizioni più recenti della giurisprudenza.
In particolare, l’estensore dell’articolo  parla del problema di un “possibile nuovo diritto della personalità”, collegato, in qualche modo, alla detenzione e alla vita in coabitazione con un animale di tipo domestico.
E’ chiaro che si dovrà poi verificare nella pratica quale sarà l’effettivo impatto della modifica alla normativa condominiale sul problema, ma certamente il diritto di detenere e/o di possedere un animale domestico corrisponde ad un “interesse” anche non meramente patrimoniale del soggetto e conforme all’ordinamento giuridico; e non vi è dubbio che il rapporto di “amichevole condivisione di esperienza di vita” con un animale domestico “possa essere in qualche modo considerato come un’estensione del diritto alla libera estrinsecazione della propria personalità”.
L’autore non nasconde la consapevolezza che gli animali in Condominio possono dar luogo ad un problema di “difficile bilanciamento di interesse”, basti pensare al problema del divieto di immissioni, della responsabilità del custode di animali, ovvero, nel caso in cui nel Condominio abiti qualche soggetto affetto da una grave forma di allergia, che comporti la impossibilità di sopportare la vicinanza di un animale fornito di pelo, quale il cane o il gatto.
Qui, però, non si vuole fare una disamina critico – esegetica  del pensiero dell’autore, ma semplicemente offrire  alcuni punti di riflessione su problematiche e/o criticità che la normativa potrebbe comportare.

Avv. Roberto Negro
 

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