Marce e retromarce GENOVESI

IMU Genova

Come è noto la giunta Salis, senza alcuna discussione preliminare, senza alcun confronto con le associazioni di categoria, senza che le forze politiche che hanno dato vita alla maggioranza che oggi guida il Comune di Genova abbia mai fatto cenno di ciò durante la campagna elettorale, nei giorni scorsi ha deliberato l’aumento dell’IMU (da 0,76 a 1,06 misura che coinvolge 27 mila piccoli proprietari) per i contratti di locazione a canone concordato.

Per la cronaca questa tipologia dicontratti è stata creata e voluta nel 1998 da un governo di centro sinistra (governo D’Alema) al fine di immettere sul mercato locatizio immobili ad un canone inferiore a quello di mercato a fronte di agevolazioni fiscali a favore della proprietà tra cui appunto l’aliquota IMU agevolata.

E’ un sistema che pur tra contraddizioni e rigidità ha funzionato, ha permesso a moltissimi nuclei familiari di trovare un’abitazione a prezzi ragionevoli, è l’unico fronte che oggi consente di tenere testa all’invasione dei contratti brevi che rischiano di desertificare le città.

Quindi la scelta della giunta non solo è incomprensibile nel merito e ingiustificabile nei modi ma è in totale contraddizione con le politiche sociali di cui la maggioranza di centro sinistra sostiene (evidentemente solo a parole) di farsi paladina.

Per la semplice ed elementare ragione che i proprietari per legittima difesa cercheranno di ottenere il canone più alto possibile nell’ambito del “range” dei contratti concordati o vireranno sugli affitti brevi. Con il risultato che l’emergenza abitativa sarà sempre più emergenza e che a pagare le conseguenze di una scelta scellerata saranno le fasce più deboli.

Leggiamo che la sindaca ha dichiarato il provvedimento “reversibile” e che in queste ore stiamo assistendo a un “ripensamento”, ma sarebbe meglio dire “rinsavimento” delle forze politiche di maggioranza e non possiamo che constatare che le critiche di tutte le associazioni, tra cui in prima linea APPC che ha avuto un ruolo chiave nella definizione dei nuovi accordi territoriali per il Comune di Genova ma soprattutto la protesta spontanea dei cittadini, proprietari o inquilini senza distinzione, staproducendo effetti positivi.

Questa storia può anche avere una morale positiva: e cioè che le politiche abitative e fiscali non si costruiscono senza confronto e che i canoni concordati sono un patrimonio sociale che va difeso e sostenuto e che anche oggi rimangono la più vantaggiosa forma, per tutte le parti, di contratto di locazione.

Il Segretario APPC Genova

Avv. Mario Fiamigi

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